Una notte dopo i Giochi a salvare una bambina vera

Il racconto di una specializzanda di Pavia: la chiamata notturna per una lattante in crisi.

L’intervento, insieme ad altri colleghi: “Ho capito che nei Pediatric Simulation Games ho acquisito un metodo e tanta sicurezza”

 

 

“La vita da specializzando è una vita dura, fatta di sacrifici e rinunce, di esami che non finiscono mai e di avvenimenti che in un modo o nell’altro ti fanno imparare e crescere, sia dal punto di vista professionale che umano. Durante il percorso formativo parecchie scuole di Pediatria permettono ai giovani medici in formazione di fare corsi che li preparino ad affrontare delle realtà che nella vita reale vorresti non accadessero mai, ma avendo scelto questa strada purtroppo sono cose che possono accadere. Puoi prepararti sui libri, esercitarti sui manichini ma la realtà sarà sempre diversa.

A soli due giorni dalla conclusione dei Pediatric Simulation Games che si sono condotti per la prima volta a Roma, uno dei tanti scenari proposto alle varie squadre si è presentato ad una delle componenti della squadra di Pavia.

Ed ecco che durante una guardia notturna, proprio come nelle nostre simulazioni, pochi minuti dopo essere salita in stanza alle 7.10 del mattino, “Drin drin…” il telefono squilla. Rispondo, una voce, forse quella dell’infermiere mi dice di correre al letto 21.Mi precipito, non ho il fonendo, il telefono e forse neanche la testa e una volta arrivata in stanza mi ritrovo sul lettino una lattantina incosciente, un collega chirurgo che la ventila e l’infermiera che ha appena iniziato il massaggio.  Cosa fare se non precipitarsi sul piccolo paziente con una carica che non sai da dove possa venir fuori, dopo aver passato tutta la notte in piedi per un’altra emergenza? Inizio il massaggio, prendo il tempo, chiedo a chi mi sta intorno di preparare il defribrillatore e iniziare il monitoraggio dei parametri. Allo scoccare dei 2 minuti di massaggio il polso non c’è ancora, chiedo di preparare l’adrenalina mentre continuo a massaggiare e per fortuna solo allora arrivano i rianimatori. Cedo il posto a loro nel massaggio, eseguono intubazione endotracheale ed io continuo a prendere i tempi. Viene somministrata nuovamente l’adrenalina e alla valutazione dell’eco-cardio fast si riscontra un tamponamento cardiaco, si esegue sul posto pericardiocentesi, e in quel momento rimango senza parole. Quando la piccola presenta parametri vitali stabili, inizio io ad assistere le vie aeree e mi rendo conto che il torace espande non in maniera simmetrica; era un PNX sinistro che è stato prontamente drenato.

Passa un’ora e la piccola è stabile, è arrivato anche il cardiologo e viene trasferita in TIN.

Cosa dire…sembrava uno scenario di simulazione per cui mi ero tanto esercitata con gli altri membri della mia squadra, ma questa volta il manichino era un bambino vero e se adesso è vivo è grazie alle tante ore di studio ed esercitazione effettuate prima di andare a Roma, grazie ai riflessi pronti nonostante la notte in bianco, grazie agli istruttori PALS che permettono ai giovani specializzandi di ottenere un metodo per poter gestire le emergenze. L’iniziativa dei giochi ha smosso qualcosa nelle singole persone e nelle varie scuole di specialità, ha permesso ad un giovane medico di 27 anni, al secondo anno, di eseguire una RCP e prendere decisioni in condizioni di emergenza.

Concludo pertanto dicendo che una cosa banale come dei giochi di simulazione a squadre possano in realtà essere di grande aiuto per quello che è uno dei mestieri più belli del mondo. Che poi si sa…imparare giocando è tutta un’altra storia.”

 

Dott.ssa Alessandra Maggio
Medico in formazione specialistica
Secondo Anno
Ospedale San Matteo Pavia