Olimpiadi di pediatria:
un successo che rende più unita l’Italia



Firenze, Bologna, Milano Bicocca, Palermo: da nord a sud, da est a ovest, l’Italia parla la lingua del pronto intervento pediatrico. A dimostrarlo sono state le Olimpiadi di pediatria, che alla loro prima edizione, hanno registrato un successo inaspettato, sia in termini di entusiasmo da parte di organizzatori e partecipanti che di risonanza nazionale, dai media virtuali a quelli cartacei, passando per radio e televisione.

La medicina italiana entra così a vele spiegate su un terreno avanzato e importante (quello della simulazione) che riguarda un settore come quello dell’emergenza pediatrica, tanto importante quanto purtroppo escluso dai programmi di molte facoltà di Medicina.

L’idea di compensare questa mancanza organizzando i “Pediatric Simulation Games” è venuta al presidente Simeup (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica) Riccardo Lubrano che ci si è dedicato anima e corpo. L’ispirazione viene dagli Stati Uniti dove eventi di questo tipo si svolgono con una certa regolarità a livello universitario. Il risultato è stato eccezionale. I numeri raccontano di 34 squadre (quasi tutte le scuole italiane di specializzazione in Pediatria), 250 specializzandi da tutta Italia, tre giudici di fama internazionale: Monica Kleinman, Allan de Caen e Marc Berg.

Dopo tre giorni (8-11 giugno) di leale battaglia con le squadre organizzate su un tabellone a eliminazione tipo Wimbledon, il titolo di miglior team di pronto intervento pediatrico è andato all’Università di Firenze che ha battuto in finale Bologna. Terzo posto a Milano Bicocca e quarto Palermo. La competizione (tra sport e scienza) si è svolta presso il dipartimento di pediatria dell’Università La Sapienza di Roma. I giovani pediatri sono intervenuti su problematiche di alto rischio “immaginate” da un programma informatico avendo sul lettino del pronto soccorso dei pupazzi ad alta tecnologia. Il computer forniva di volta in volta i parametri vitali del finto bambino e l’evolversi della situazione. Tutte le squadre hanno sempre dimostrato sangue freddo, competenza, affiatamento e, naturalmente, passione ed entusiasmo.

Per i giovani pediatri è stata un’esperienza indimenticabile sia sul piano tecnico che dal punto di vista umano. “La cosa più difficile – spiega Simona Montano, una delle vincitrici fiorentine - è stata imparare a lavorare in team. Speriamo che questi Giochi siano il punto di partenza per continuare ad allenarsi e a migliorare la qualità della preparazione". “Per noi giovani – aggiunge Martina Giacalone, anche lei del team di Firenze - è un metodo stimolante per imparare, che ci spinge al ragionamento anche quando l'adrenalina è a mille, preparandoci al peggiore degli eventi. Queste cose sono le colonne portanti della futura professione di pediatri”.

Molto soddisfatto, il professor Lubrano: “Il livello di preparazione è stato molto elevato. I giudici mi hanno confessato di aver avuto difficoltà a individuare di volta in volta la squadra migliore. E’ andata come meglio non potevamo sperare. Per me è un’esperienza da ripetere”. La conferma arriva dai giovani pediatri che si sono già dati appuntamento per le future rivincite.

diretta
interviste1
interviste2
lettera
esperti
racconti
rassegna
amicizia
tabellone
fotogallery
video
regolamento