La testimonianza degli operatori di Zevio – VR

 

ZEVIO


“L’errore più comune? Il panico!”

 

Trasmettere a genitori, nonni, bambini e insegnanti le manovre da mettere in atto quando ci si trova di fronte a una ostruzione delle vie aeree a causa dell’ingerimento o dell’inalazione di giocattoli, cibo o altre sostanze: questo lo scopo di “Una manovra per la vita”, evento organizzato dalla SIMEUP (Società di medicina d’emergenza e urgenza pediatrica) che, ogni anno da ben 10 anni, coinvolge nelle piazze italiane i migliori istruttori “salvavita”, proprio con l’obiettivo insegnare ai familiari come comportarsi nel caso di un episodio così frequente e drammatico.

 

Abbiamo intervistato Anna Miglioranzi, responsabile del Centro di formazione Simeup Bimbi di Zevio (VR), che il 15 ottobre sarà in piazza per la dimostrazione insieme al direttore pediatra Giampaolo Miglioranzi, alle infermiere Irene Bersan e Anna Miglioranzi e all’ostetrica Nicoletta Fusaro.

 

Perché è così importante informare e formare?

“Crediamo fermamente nell’importanza della prevenzione, in particolar modo della formazione di coloro che hanno a che fare quotidianamente con bambini. Questo perché una persona formata è una persona che sa come comportarsi non solo nel momento dell’emergenza, ma capisce soprattutto cosa può fare per evitare che questa si verifichi, che sa quali cibi o quali giocattoli proporre in base all’età del bambino, che conosce i comportamenti da tenere durante il pasto. Sapere e saper fare, queste le competenze da acquisire prima che accada l’emergenza.”.

 

Quanto spesso si verifica, statisticamente, un episodio del genere famiglia?

“Purtroppo è un evento tutt’altro che raro. Chiunque potrebbe raccontare di aver assistito almeno una volta ad un’ostruzione parziale o totale e di essersi sentito impotente o incapace di intervenire perché non formato. Si parla ancora di circa un bambino alla settimana che muore per soffocamento in Italia, anche a causa di una non conoscenza o non corretta  informazione sulle manovre, e  di circa 1000 ospedalizzazioni all’anno negli ultimi dieci anni, inclusi gli episodi di minore gravità. Ancora troppi, nonostante le campagne informative”.

 

Quali sono gli errori più comuni che si commettono cercando di salvare un bambino che rischia di morire soffocato?

“L’errore più comune? In primis il panico! Il panico in tutte emergenze non aiuta perché toglie lucidità e ci porta a mettere in atto comportamenti istintivi e non sempre corretti. In secondo luogo sarebbe da evitare di prendere il bambino o il lattante dai piedi e rovesciarlo a testa in giù, la sola gravità in questi casi non è sufficiente, e c’è il rischio di provocare seri danni, quali la sindrome da shakeramento (con conseguenti emorragie  cerebrali o traumi). Ancora  peggio, infilare le dita in bocca per tentare di rimuovere l’istruzione, non sapendo invece che così rischiamo di “incastrare” il corpo estraneo”.

 

Quante volte è capitato di non riuscire a salvare un bambino proprio a causa di una manovra sbagliata?

“Più che di una manovra sbagliata parlerei di manovra non eseguita. Come dicevo prima, il panico e la disinformazione non aiutano. Ricordiamo il caso di Napoli, dove nel 2011 all’asilo un bimbo è morto in seguito all’inalazione di un boccone di mozzarella. L’ambulanza, per quanto velocemente, non arriverà mai in tempo.”

 

Quali sono – se ci sono – le novità della dimostrazione in piazza di quest’anno?

“Quest’anno la novità sarà ancora più esercitazione pratica sui manichini da trainer e il coinvolgimento dei bambini nell’apprendimento delle manovre. La formazione e la cultura della formazione inizia da piccoli!”.